Giustizia Amministrativa

N. 10087/2012 REG.RIC.

N. 02420/2015 REG.PROV.COLL.

N. 10087/2012 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 10087 del 2012, proposto dalla Signora Anna Gliklich, rappresentata e difesa dagli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, con domicilio eletto presso lo Studio Legale Bonetti & Partners in Roma, via San Tommaso D'Aquino, 47;

contro

il Ministero dell'Istruzione, dell'Universita' e delle Ricerca, in persona del Minsitro p.t., Universita' degli Studi di Padova, Universita' degli Studi di Trieste, Universita' degli Studi di Udine, in persona dei rispettivi Rettori p.t., rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui Uffici sono domiciliati in Roma, via dei Portoghesi, 12;

nei confronti di

Albuhary Mor;

per l'annullamento

dei seguenti atti:

- D.M. n. 196 del 28/06/2012 nella parte in cui prevede la non ammissione degli studenti che non abbiano ottenuto una soglia minima pari a venti;

- D.M. n. 197 del 28/06/2012 nella parte d’interesse della ricorrente;

- Bando dell’Università resistente nella parte in cui prevede il punteggio minimo di venti punti quale condizioni per l’accesso;

- graduatoria del concorso dell’Università degli Studi di Padova per l’ammissione al corso di laurea in medicina e chirurgia per l’a.a. 2012/2013 nella parte in cui esclude la ricorrente;

- prova di ammissione predisposta dalla commissione del Ministero intimato ed, in particolare, dei quesiti specificati nell’atto introduttivo;

- verbali con cui la predetta commissione ha individuato gli ottanta quesiti;

- D.M. del 25 maggio 2012 di nomina della commissione;

- diniego di ammissione anche tacito al corso di laurea;

nonché per l’accertamento

del diritto di parte ricorrente di essere ammessa al corso di laurea in medicina e chirurgia presso l’Università degli Studi di Padova;

e per la condanna delle amministrazioni intimate all’adozione del provvedimento di ammissione ex art. 30 comma 2 d. lgs. N. 104/10.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell'Istruzione, dell'Universita' e delle Ricerca e dell’ Universita' degli Studi di Padova e dell’Universita' degli Studi di Trieste e dell’Universita' degli Studi di Udine;

Vista la documentazione successivamente depositata dalle parti;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 15 ottobre 2014 il dott. Claudio Vallorani e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

In data 4 settembre 2012, l’odierna ricorrente, Sig.ra Anna Gliklich, cittadina moldava, partecipava al test di ammissione per l’accesso ai corsi di laurea programmati (c.d. “numero chiuso”) per la Facoltà di Medicina e Chirurgia nell’ambito del raggruppamento costituito tra le Università indicate in epigrafe (a.a. 2012/2013).

All’esito della prova, la ricorrente si collocava in graduatoria in nona posizione, prima dei non ammessi, avendo conseguito il punteggio di 18,50, non utile per essere immatricolata presso l’Università di Padova, in quanto inferiore (di 1,50 punti) al punteggio soglia fissato dal Ministero intimato in 20 punti.

Con riferimento all’Ateneo di Padova, a cui erano stati assegnati dal Ministero n. 20 posti riservati a candidati extracomunitari, rimanevano non occupati, complessivamente, dodici posti, stante il superamento del limite minimo prefissato pari a n. 20 punti (cfr. D.M. 28.6.2012, n. 196) da parte di soli otto candidati.

Il risultato della ricorrente derivava dalle risposte errate, rispetto ad otto domande a risposta multipla ed alla mancata risposta rispetto ad ulteriori diciassette quesiti.

Avverso tale risultato e, comunque, avverso tutti gli atti presupposti che hanno istituito tale modalità di accesso ai corsi programmati (c.d. “numero chiuso”) di Medicina e Chirurgia per l’iscrizione all’a.a. 2012/2013 (meglio specificati in epigrafe), la sig.ra Glicklich ha proposto la presente impugnativa chiedendone l’annullamento, previa sospensione dell’esecuzione, deducendo vizi di violazione di legge ed eccesso di potere sotto svariati ed articolati profili.

In particolare, con i primi otto motivi, la ricorrente censura la scelta del Ministero di istituire la soglia minima di 20 punti, deducendone l’illegittimità sotto diversi aspetti quali:

- la violazione degli artt. 2, 3, 10, 34 e 97 Cost., dell’art. 46 D.P.R. n. 394 del 1999 e dell’art. 3 della legge n. 264 del 1999, la falsa applicazione dell’art. 2 del D.M. n. 245/1997 (vedi i primi quattro motivi di ricorso), anche con riferimento all’assenza di motivazione da parte del Ministero resistente in ordine criteri seguiti nella scelta di quantificare il menzionato punteggio soglia il quale appare, oltre che arbitrario, fortemente penalizzante per i candidati extracomunitari, atteso che, nelle esperienze dei passati test di ingresso, soltanto una parte minoritaria di candidati extracomunitari superava il punteggio di venti;

- la violazione degli artt. 2,3, 4, 33 e 34 Cost. e 10 e 11 Cost.; la violazione dell’art. 3 Cost. e la disparità di trattamento: si contesta, in particolare, che la fissazione della soglia di sbarramento, oltre che determinata a livello ministeriale al di fuori di un adeguato quadro legislativo di principio, ha riguardato soltanto gli studenti extracomunitari e non anche quelli comunitari e che molte delle domande (vedi ad esempio quelle dalla n. 21 alla n. 28) sono strettamente correlate alla cultura ed alla storia italiana e rappresentano un ostacolo, se non insormontabile, comunque assai arduo da superare per ragazzi che provengono da nazioni spesso assai distanti, non solo geograficamente (cfr. il quinto motivo di ricorso);

- la disparità di trattamento e la discriminazione sotto ulteriore profilo viene censurata in riferimento all’elevato numero (40) di domande di cultura generale (considerate più penalizzanti per soggetti provenienti da altre culture) somministrate agli studenti extracomunitari aspiranti medici, numero di molto superiore a quello che si può riscontrare per i test di ammissione relativi ad altri corsi di laurea come architettura e veterinaria (sesto motivo di ricorso);

- la violazione degli obblighi di informativa e del principio del legittimo affidamento, in quanto la pubblicazione del decreto ministeriale istitutivo della soglia non è stata preceduta da alcuna comunicazione di avvio del procedimento che avrebbe permesso di interagire con l’Amministrazione a quegli studenti (individuabili) che si erano già trasferiti in Italia (affrontando spese e sacrifici) e che, prima della pubblicazione del D.M. 28.6.2012, avevano già presentato la domanda di pre-iscrizione al concorso (settimo motivo);

- l’irrazionalità e la violazione del principio di buon andamento dell’amministrazione rispetto all’interesse pubblico a favorire quanto più possibile la domanda di formazione professionale (ottavo motivo).

Le ulteriori censure articolate (motivi dal IX al XII) investono invece, in generale, lo strumento del test costituto da quiz a risposta multipla che, come congegnato dal Ministero non sarebbe idoneo a selezionare i migliori e, nello specifico, i singoli e numerosi quesiti confezionati che contengono molto errori ed ambiguità, specificamente evidenziate:

- con il nono motivo si censura l’intera prova selettiva somministrata ai candidati deducendo, in particolare, che i tests selezionati non sono inidonei a costituire un valido mezzo di valutazione e selezione degli studenti migliori. Inoltre, la fase di individuazione delle prove di ammissione non è stata preceduta da adeguata attività di informazione nei confronti degli studenti sia con riferimento ai contenuti sia in relazione alla mancata indicazione dei testi sui quali concentrare la preparazione;

- con il decimo motivo, undicesimo e dodicesimo motivo la ricorrente ha poi censurato l’intero test somministrato ai candidati; sulla base della perizia effettuata dalla Prof.ssa Barni (allegata all’atto introduttivo), emergerebbe l’inidoneità del test, così come congegnato, ad essere un valido mezzo di valutazione e selezione degli studenti migliori. Altresì, la Commissione incaricata di redigere i quesiti (di cui al D. M. 25 maggio 2012) non ha provveduto ad indicare i criteri e i principi che hanno ispirato l’elaborazione del test sottoposto ai candidati; l’interessata, sempre sulla base della perizia effettuata dalla Prof.ssa Barni, contesta una serie di quesiti somministrati ai candidati (in particolare, i quesiti nn. 2, 13, 14, 20, 22, 26, 30, 36, 41, 43, 44, 49, 50, 51, 57, 59, 60, 62, 68, 70, 71, 72, 73, 74, 75, 77, 78, 79, 80).

Emergerebbe dalla perizia che alcuni dei quesiti predetti esulano dai programmi ministeriali delle scuole di secondo grado (ad esempio, quelli di biologia) con conseguente violazione dell’art. 4 comma 1, della legge n. 264/ 1999 (secondo cui i quesiti debbono essere elaborati sulla base dei programmi della scuola secondaria superiore), altri presentano una formulazione poco comprensibile ed altri ancora offrono più risposte corrette tra le cinque indicate. La ricorrente deduce di aver subito una valutazione negativa errata proprio a causa dell’imperizia dei commissari nella redazione delle domande contenute nel test di selezione. Al riguardo sostiene che, se i quesiti contestati fossero stati espunti dalla prova, avrebbe potuto conseguire un risultato utile per l’ammissione al Corso di Laurea di che trattasi.

Con il restanti motivi, la ricorrente contesta la mancata trasparenza della procedura seguita dagli organismi interessati (commissioni di concorso e CINECA) nella correzione delle prove, mancando invero i verbali delle relative operazioni svolte dalla commissione (in termini di custodia dei plichi e consegna al CINECA per la correzione) e dal CINECA in sede di correzione.

Ed invero, non risulta verbalizzato alcunché, con violazione della norma generale sulla trasparenza e l’imparzialità della pubblica amministrazione nei concorsi pubblici (art.1, L. 241/ 1990).

Ciò ha portato altresì alla violazione del principio di segretezza della prova in quanto, dal momento della consegna delle prove alla correzione delle stesse, il C.I.N.E.C.A. non ha redatto alcun verbale sulle operazioni di custodia e di conservazione dei plichi.

Si censura infine la disciplina contenuta nel D.M. n. 196/2012 (art. 4) laddove prevede la c.d. “sesta casella”, la quale non corrisponde ad una delle possibili risposte ma che deve essere barrata dallo studente “solo dopo aver valutato la propria competenza, per indicare che non intende rispondere”: il mancato annerimento della casella in questione non comporta alcuna sottrazione di punteggi e pertanto appare fuorviante ed irrazionale in quanto è un “dovere senza sanzione” che penalizza gli studenti che, spendendo tempo prezioso, durante la prova abbiano esaminato a fondo il quesito, rispetto a quelli che lo abbiano semplicemente “saltato”. In secondo luogo, secondo la ricorrente, è illegittimo che una volta barrata questa casella, lo studente non possa più mutare avviso, al contrario di quanto accade con riferimento alle risposte già date rispetto ai singoli quesiti.

Si è costituita in giudizio l’Avvocatura dello Stato per il MIUR e per l’Università di Padova.

Con ordinanza n. 78/2013 del 10.1.2013, è stata accolta la domanda cautelare e disposta l’ammissione con riserva della ricorrente al corso di laurea, avendo il Collegio valutato il ricorso come “assistito da sufficienti profili di fondatezza con riferimento alla dedotta illegittimità della soglia minima prevista dal D.M. n. 196 del 28.6.2012 in assenza di un univoco supporto legislativo in merito”.

In prossimità della trattazione del merito, fissata per la pubblica udienza del 5 febbraio 2014, parte ricorrente ha depositato in data 4 gennaio 2014 apposita memoria in cui si deduce il consolidamento della posizione di parte ricorrente in considerazione dell’avvenuta iscrizione della stessa al primo anno (2012/2013) del corso di laurea in medicina e chirurgia presso l’ateneo patavino, dove ha anche sostenuto e superato gli esami di profitto. In considerazione di ciò ed in applicazione dell’art. 4, comma 2 bis, L. 17 agosto 2005, n. 168, secondo la difesa della ricorrente, si deve ormai considerare acquisito, in via definitiva, dalla sig.ra Glickich lo “status” (titolo) di studente di primo anno ed il ricorso deve essere pertanto dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.

In esecuzione della successiva ordinanza collegiale n. 2957 / 2014 depositata in data 18.3.2014, l’Università degli Studi di Padova, per il tramite dell’Avvocatura dello Stato, ha depositato in data 6.6.2014 una dettagliata relazione di chiarimenti a cui ha allegato, tra gli altri documenti, la documentazione relativa alla prova di ammissione sostenuta dalla ricorrente, la graduatoria relativa al test di accesso per cui è causa, il verbale d’aula del giorno della prova e, ciò che più conta, il certificato universitario di iscrizione della sig.ra Glickich alla facoltà di medicina e chirurgia, con indicazione degli esami sostenuti.

Alla pubblica udienza del 15 ottobre 2014, la causa è stata trattenuta dal Collegio per la decisione.

DIRITTO

Il Collegio ritiene di poter condividere quella giurisprudenza (peraltro, confermata da Cons. Stato, sez. VI, 6 maggio 2014, n. 2298) che, in casi analoghi a quello in esame, ha dichiarato cessata la materia del contendere.

Ed invero, posto che è stata depositata in giudizio, dalla stessa Università resistente (vedi la nota con allegati della Direzione Generale dell’Università di Padova, datata 12.5.2014, depositata in atti il 6.6.2014) la prova che la ricorrente è stata immatricolata in data 29.1.2013 (in sovrannumero) al primo anno di corso della facoltà di Medicina e Chirurgia (a.a. 2012 / 2013) ed ha sostenuto i relativi esami, può trovare applicazione nella specie la previsione contenuta nell’art. 4, comma 2-bis, del decreto legge n. 115 del 2005 secondo cui "conseguono ad ogni effetto l'abilitazione professionale o il titolo per il quale concorrono, i candidati in possesso dei titoli per partecipare al concorso, che abbiano superato le prove d'esame scritte e orali previste dal bando, anche se l'ammissione o la ripetizione della valutazione da parte della Commissione sia stata operata a seguito dei provvedimenti giurisdizionali o di autotutela".

La norma da ultimo citata consente all’interessato lo stabile conseguimento del titolo per il quale ha concorso, a seguito del superamento delle relative prove, anche quando tale traguardo scaturisca, come nella specie, da provvedimenti giurisdizionali cautelari che hanno determinato il superamento dell’originaria esclusione.

Nel caso all’odierno vaglio, il titolo ambito dalla ricorrente era quello di acquisire lo “status” di matricola e di studente universitaria di primo anno, titolo in concreto raggiunto mediante il superamento degli esami del primo anno di corso, ciò in quanto l’ammissione al corso di laurea a numero chiuso non determina (ovviamente) la certezza di ottenere il titolo di laurea, ragion per cui sarebbe errato pensare che la legge citata sia applicabile solo ove la ricorrente acquisisca la laurea; pertanto, il superamento degli esami previsti nel piano di studi equivale a quelle prove scritte e orali a cui la normativa citata fa riferimento (cit. art. 4 comma 2-bis del decreto legge n. 115 del 2005).

L’argomentazione che precede ha trovato recente conforto nella sentenza del Consiglio di Stato n. 2298/2014 del 6.5.2014, della quale è opportuno riportare i passaggi essenziali, pertinenti al ricorso in esame: “Avendo lo stesso appellato superato gli esami di profitto previsti per il primo anno cui il test era preordinato ad accedere, ottenendo una valutazione positiva in ognuno di essi ( e ciò non è stato smentito o contestato dalla parte appellante), egli ha conseguito il titolo per il quale aveva concorso; ciò in quanto ha esercitato con effettività, sul campo, frequentando i corsi e superando gli esami positivamente, il titolo cui fa riferimento la norma sopra riportata: nel caso, cioè, lo “status” di studente attestato e confermato dal superamento con profitto del primo anno di corso di laurea.

Ne consegue che, nella specie, è applicabile il dettato di cui al richiamato articolo 4, comma 2 bis, del d.l. n. 115/2005 convertito dalla legge, n. 168/2005.

Nè potrebbe essere diversamente, dal momento che l'appellato, con il superamento degli esami del primo anno, ha dimostrato di essere in grado di frequentare il corso per l'ammissione al quale aveva sostenuto il concorso, consolidando, come detto, l’effettività del titolo alla cui acquisizione erano volte le prove oggetto di controversia.

Nella specifica situazione va, quindi, affermato il criterio sostanzialista per il suo effetto di raccordo dimostrativo del dato formale. Ciò attraverso una legittima interpretazione estensiva ispirata ai canoni della ragionevolezza e della logicità.

Del resto, i giudici di questa Sezione, nella sentenza n. 889 del 17 febbraio 2010, con riguardo ad altra fattispecie relativa ad una studentessa, peraltro non destinataria di alcun provvedimento cautelare di ammissione al corso di laurea in odontoiatria, la quale aveva superato, con risultati molto apprezzabili, gli esami dei primi tre anni del corso, hanno privilegiato il predetto criterio avendo la stessa dimostrato, nella sostanza, di essere idonea alla frequenza del corso cui non era stata ammessa”.

2. In conclusione, in aderenza al principio di diritto sopra affermato, può essere dichiarata la cessazione della materia del contendere mentre nulla vi è da deliberare in ordine alla richiesta risarcitoria in quanto, oltre ad essere stata proposta in via meramente subordinata e tramite mera “clausola di stile”, non sussistono comunque i presupposti per il suo accoglimento, in ragione della misura cautelare concessa con ordinanza n. 78/2013 attraverso la quale la ricorrente è stata ammessa con riserva al primo anno di corso della facoltà di Medicina e Chirurgia.

In ragione della peculiarità della vicenda, le spese processuali devono essere interamente compensate.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, così dispone:

- dichiara improcedibile il ricorso proposto per sopravvenuta carenza di interesse;

- spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 15 ottobre 2014 con l'intervento dei magistrati:

Francesco Corsaro, Presidente

Silvio Lomazzi, Consigliere

Claudio Vallorani, Referendario, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
 
 
 
 
 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 10/02/2015

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)