Adunanza della Sezione Prima 12 dicembre 2001.

Sezione 1054/01 e 1098/01 La Sezione

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oggetto:

Quesito della Regione Lombardia e della Regione Valle d’Aosta sull’interpretazione dell’articolo 45 del d.P.R. 484/1996

 

Visto il quesito della Regione Lombardia del 9 novembre 2000 e del 15 ottobre 2001, n. prot. A1.2001.0042197;

Visto il quesito della Regione Valle d’Aosta del 31 ottobre 2001 prot. N. 33344/5 A89;

ESAMINATI gli atti e udito il relatore Consigliere Livia Barberio Corsetti;

PREMESSO

La regione Lombardia, con nota del 15 ottobre 2001 fa presente che con nota del 9 novembre 2000 ebbe a sottoporre al Consiglio di Stato un quesito riguardante l’interpretazione dell’articolo 45 del d.P.R. n. 484/1996, concernente il riconoscimento del compenso aggiuntivo ai medici di medicina generale; tale quesito non è purtroppo tempestivamente pervenuto alla Sezione per cause non ancora individuate a livello amministrativo. La Regione ha, pertanto, sollecitato l’espressione del parere.

Sempre in data 15 ottobre 2001 anche la Regione Valle d’Aosta ha sottoposto al Consiglio di Stato il medesimo quesito.

Si riassume qui di seguito la questione, identica, posta dalla due Regioni.

Il d.P.R. 22 luglio 1996, n. 484, recante "Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, ai sensi dell'art. 4, comma 9, della legge n. 412 del 1991 e dell'art. 8 del decreto legislativo n. 502 del 1992, come modificato dal decreto legislativo n. 517 del 1993, sottoscritto il 25 gennaio 1996 e modificato in data 6 giugno 1996", all’articolo 45, per ottemperare a tale previsione, ha sostituito l’indennità di carovita di cui all’articolo 41 del d.P.R. 314/1990 (precedente accordo collettivo nazionale) con il nuovo istituto del "compenso aggiuntivo", prevedendo che questo fosse corrisposto in quote mensili con i criteri di cui alla lettera F) dell’articolo 41 del d.P.R. 314 del 1990.

Le Regioni Lombardia e Valle d’Aosta sostengono –in sintesi- che il rinvio a criteri di cui alla lettera F) dell’articolo 41 comporta che si applichi al compenso aggiuntivo anche il diniego di cumulo di più trattamenti già previsto per il carovita (nel caso di compenso dovuto a titolare di pensione e convenzione o di due incarichi compatibili)

Le Regioni Lombardia e Valle d’Aosta ritengono che l’interpretazione data dal Ministero della sanità sia poco convincente in quanto il rinvio ai criteri di cui all’articolo 41, lett. F del d.P.R. 314 è generale e non è possibile escludere dai criteri ivi elencati quelli che si riferiscono alle determinazioni limitative delle quote di carovita, che possono esse considerate a tutti gli effetti "criteri di determinazione". Inoltre osservano che l’amministrazione centrale pone a base del suo ragionamento l’articolo 8, comma 1, lettera h) del decreto legislativo 502/92, nella formulazione ormai non più esistente nell’ordinamento in quanto del tutto modificata e sostituita dal decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229.

Chiedono pertanto che il Consiglio di Stato voglia pronunciarsi sulla esatta interpretazione dell’articolo 45 lettera c) del d.P.R. n. 484/96, tenendo presente che la predetta problematica investe anche i medici specialisti ambulatoriali il cui trattamento economico (voce compenso aggiuntivo) disciplinato dall’articolo 31 del d.P.R. n. 500/96 si presta alle medesime perplessità interpretative.

CONSIDERATO

E’preliminarmente opportuno riportare per intero le disposizioni delle quali si chiede l’interpretazione.

L’articolo 45, comma 2, del d.P.R. 484/96 stabilisce in apertura che "Ai medici di medicina generale, iscritti negli elenchi dei medici convenzionati per l'assistenza primaria, la quota fissa del compenso per assistito è articolata nelle voci: onorario professionale, indennità di piena disponibilità, compenso aggiuntivo, indennità forfetaria a copertura del rischio e di avviamento professionale, concorso nelle spese per l'erogazione delle prestazioni del Servizio sanitario.

Alla lettera c), intitolata "compenso aggiuntivo" stabilisce che "Ai medici iscritti negli elenchi della assistenza primaria sono attribuite quote mensili determinate con i criteri di cui al punto F dell'art. 41, d.P.R. n. 314 del 1990. Il compenso, nella misura corrisposta al 30 aprile 1992, è incrementato del 3,5% dal 1.1.95, del 2,5% dal 1.12.95, del 1,6% dal 1.1.96, del 3,5% dal 1.9.96, del 3% dal 1.9.97 moltiplicato per il numero delle scelte in carico al singolo medico per ciascun mese, con il tetto massimo di 1.500 scelte o della quota individuale. Le percentuali vengono applicate sulla base del piede di partenza rivalutato con la percentuale precedente".

L’articolo 41, comma 1 del d.P.R. n. 314/90, stabiliva che "Il trattamento economico del medico iscritto negli elenchi della medicina generale si compone delle seguenti voci:

"omissis …..F) Compenso per variazione degli indici del costo della vita"

La lettera F, che regolava il "Compenso per variazione dell'indice del costo della vita" prevede che "Le parti convengono che ai medici iscritti negli elenchi della medicina generale sono attribuite quote mensili di caro-vita determinate in linea con i criteri di cui alla legge 26 febbraio 1986, n. 38 e all'art. 16 del decreto del Presidente della Repubblica 1° febbraio 1986, n. 13 con le seguenti specificazioni:

a) l'adeguamento delle quote di carovita avviene con cadenza semestrale, con riferimento alla variazione dell'indice sindacale registrato nel semestre precedente;

b) le quote vengono corrisposte in aggiunta a quelle dovute in base alle norme del decreto del Presidente della Repubblica n. 289 del 1987;

c) il compenso tabellare che, sommato alle quote di carovita spettanti nel semestre precedente, costituisce la base di calcolo per l'applicazione dei criteri di cui alla legge n. 38 del 1986 e al decreto del Presidente della Repubblica n. 13 del 1986, è rappresentato dal valore iniziale dell'onorario professionale di cui alla lettera A) individuato in Lire 23.683 per l'anno 1990 e Lire 24.277 per l'anno 1991, moltiplicato per il numero delle scelte in carico al singolo medico in ciascun mese, con il tetto massimo di 1.500 scelte;

d) ai medici con un numero di scelte inferiori a 477 unità spetta un incremento delle quote di carovita corrispondente a quello riferito a 477 scelte decurtato di un decimo per ogni 50 scelte - o frazione di 50 superiore a 25 - al di sotto del limite di 477. Le quote di carovita non spettano a coloro che comunque a qualsiasi titolo usufruiscano di meccanismi automatici di adeguamento dei compensi al costo della vita. Ai medici di medicina generale convenzionati titolari di pensione che percepiscono l'indennità integrativa speciale connessa con il trattamento pensionistico spetta a titolo di quote di caro-vita una somma pari alla eventuale differenza tra l'entità complessiva delle quote di caro-vita calcolate in base ai criteri di cui al presente articolo e quella dell'indennità integrativa speciale percepita. La clausola ha effetto dal ripristino della corresponsione dell'indennità integrativa speciale, ferma restando la decorrenza dal 1° gennaio 1990."

La differenza di impostazione delle due normative non è casuale e deve necessariamente essere ricondotta, come evidenziato nei pareri dei Ministeri del tesoro e della salute, alla circostanza che l’accordo nazionale del 1996 doveva tenere conto, come anche risulta dal suo titolo, delle modifiche intervenute nella normativa di rango primario e in particolare dell’articolo 8, lettera h) del decreto legislativo n. 502/92 come modificato dall’articolo 9 del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517. La circostanza, rappresentata dalle Regioni Lombardia e Valle d’Aosta, che tale articolo è stato successivamente superato dalla nuova normativa introdotta dal decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229, non può avere rilievo, posto che l’interpretazione richiesta deve esaminare la legislazione vigente al tempo in cui l’accordo fu approvato, indipendentemente dalle modifiche successivamente intervenute. V’è inoltre da aggiungere che le nuove disposizioni legislative non hanno influito sulla regolamentazione del compenso aggiuntivo che nell’ultimo d.P.R. n. 270/2000 è stato disciplinato in modo identico all’articolo 45 del d.P.R. 484/96 con la sola specificazione che nulla è dovuto a titolo di compenso aggiuntivo per ogni assistito oltre il massimale individuale. Statuizione peraltro desumibile anche dal precedente accordo.

Nel merito si osserva che l’articolo 45 del d.P.R. 484/96, come risulta chiaramente dal raffronto delle norme sopra citate, ha soppresso l’indennità di carovita ed ha introdotto il compenso aggiuntivo, rinviando per la sua determinazione ai criteri stabiliti dal precedente accordo. La lettera F) dell’articolo 41 del precedente accordo stabiliva insieme criteri di determinazione e criteri di attribuzione. Ove il rinvio, come sostengono le Regioni Lombardia e Valle D’Aosta, dovesse estendersi a tutta la lettera f) non solo non si comprenderebbe perché esso sia formulato con riferimento ai soli criteri per la "determinazione", ma si dovrebbe concludere che l’indennità di carovita ha cambiato soltanto denominazione ed è sopravvissuta in contrasto con le prescrizioni della norma primaria. Ciò che evidentemente non poteva essere nell’intento degli estensori, che andavano a modificare gli accordi contrattuali proprio per adeguarli alle nuove prescrizioni di legge.

Anche letteralmente si deve notare che mentre il precedente accordo elencava il compenso di carovita come una delle voci del trattamento economico generale, l’articolo 45 lett. f) del d.P.R. 484/96 lo comprende nella "quota fissa del compenso per assistito". Il compenso aggiuntivo, come si deduce poi anche dalla lettera c), è infatti corrisposto per l’attività effettiva svolta in favore di ciascun assistito con il tetto massimo di 1500 scelte o nel maggiore o minore limite individuale consentito dal contratto (casi di deroga al massimo per i vecchi convenzionati e casi di limitazione personale) ed ha a tutti gli effetti natura di onorario aggiuntivo per prestazioni rese.

La nuova natura del compenso accessorio, siccome introdotto dal d.P.R. 484/1996, esclude pertanto che esso possa essere soggetto alle limitazioni precedenti, che avevano ragion d’essere rispetto ad una indennità assimilabile a quella integrativa, ma non ne hanno rispetto ad un elemento fisso dell’onorario corrisposto per ogni assistito. Una limitazione retributiva rispetto ad una attività svolta lecitamente e remunerabile a tutti gli effetti dovrebbe peraltro essere supportata da un richiamo esplicito al divieto anche perchè introdurrebbe un elemento di disparità tra coloro che raggiungono il massimale di assistiti con un unico rapporto e coloro che lo raggiungono sommando due rapporti consentiti.

Si deve anche osservare che sembra improbabile che l’accordo in esame abbia voluto reintrodurre un divieto di cumulabilità con l’indennità integrativa connessa col trattamento pensionistico stante l’intervenuta abrogazione delle disposizioni che stabilivano il divieto ad opera delle sentenze della Corte Costituzionale n. 566 del 1989, n. 204 e 232 del 1992, n. 494 del 1993 e dell’ordinanza della stessa Corte n. 438 del 1998.

E’ peraltro evidente – proprio perchè le questioni relative alla cumulabilità di emolumenti ed al tetto massimo degli stessi sono questioni logicamente e giuridicamente distinte - che il compenso accessorio può essere corrisposto solo per gli assistiti consentiti dalla vigente normativa, che, in caso di altro rapporto di lavoro devono necessariamente essere dimensionati con riferimento all’impegno orario previsto dal contratto, sicchè la corresponsione degli emolumenti in questione deve rimanere nell’ambito del tetto. Infatti, l’articolo 25 del d.P.R. 484/1986 stabilisce infatti che "nei confronti del medico che, oltre ad essere inserito negli elenchi, svolga altre attività orarie compatibili con tale iscrizione, il massimale di scelta è ridotto in misura proporzionale al numero delle ore settimanali che il medesimo dedica alle suddette altre attività.. Ai fini del calcolo del massimale individuale per i medici soggetti a limitazioni per attività a rapporto orario compatibili si ritiene convenzionalmente che il massimale corrisponda ad un impegno settimanale equivalente a 1.500 scelte per 40 ore settimanali." Il compenso aggiuntivo non potrà pertanto essere corrisposto per gli assistiti che superino tali limiti.

La soluzione rappresentata in ordine allo specifico quesito esaminato offre lo spunto, trattandosi di materia oggetto di ciclica negoziazione per segnalare l’opportunità che nella formulazione del prossimo accordo la materia sia chiarita dalle parti, evitandosi, tra l’altro, rinvii ad istituti non più vigenti.

P.Q.M.

Nelle suesposte considerazioni è il parere

 

Per estratto dal Verbale

Il Segretario della Sezione

(Licia Grassucci)

Visto

Il Presidente della Sezione

(Paolo Salvatore)